Tutti, a volte, possono avere preoccupazioni nei confronti della propria salute, ma per alcune persone la paura di essere affette da una malattia può influenzare la vita quotidiana.
Le persone che vivono con la paura di avere malattie gravi, nonostante i test medici non indichino alcuna patologia, possono avere un disturbo d'ansia da malattia, condizione maggiormente conosciuta come ipocondria.
Che cos'è l’ipocondria
L’ipocondria è un disturbo definito come una paura o convinzione persistente di avere una malattia medica grave e non diagnosticata. L’etimologia del termine ipocondria, che deriva dal tardo latino hypochondria (da hypo, “sotto” e chondros, “sterno”, l’organo da cui traeva origine secondo i greci il sentimento della malinconia), ne chiarisce il significato.
L’ipocondria rappresenta una condizione di salute mentale in cui una persona prova una paura patologica di ammalarsi e delle malattie, al punto che l'ansia stessa per tale preoccupazione può diventare debilitante.
Preoccuparsi per la salute può diventare una vera e propria malattia, tanto che non è raro che una persona con ipocondria affermi “ho paura delle malattie, l'ipocondria mi sta uccidendo”.
Prima di approfondire ulteriormente le cause dell’ipocondria, analizziamo il suo significato in termini psicologici.

Significato psicologico dell’ipocondria
Chi soffre di ipocondria tende a interpretare le normali sensazioni corporee come segni di malattia grave, anche in assenza di prove a sostegno di tali preoccupazioni.
L'ipocondria può portare a una serie di disturbi psicosomatici, poiché i sintomi fisici percepiti sono influenzati da fattori psicologici. Le persone con ipocondria possono fare frequenti visite mediche, richiedere numerosi esami diagnostici e cercare costantemente conferme sulla propria salute. Nonostante gli esami medici non rilevino alcuna malattia significativa, le preoccupazioni persistono.
Dal punto di vista psicologico, l'ipocondria può definirsi come una preoccupazione persistente e non giustificata clinicamente riguardo al proprio stato di salute. Questa preoccupazione può generare elevati livelli di ansia, talvolta accompagnati da attacchi di panico o episodi di forte attivazione ansiosa. Inoltre, l’attenzione risulta spesso focalizzata quasi esclusivamente sul tema della salute, con difficoltà a concentrarsi su altre attività quotidiane e una riduzione significativa del benessere e del funzionamento personale.
L’ipocondria nel DSM-5
Nel DSM-5 il termine “ipocondria” è stato sostituito da due categorie diagnostiche: il Disturbo da Ansia di Malattia e il Disturbo da Sintomi Somatici. Il primo si riferisce a una preoccupazione eccessiva e persistente riguardo alla possibilità di avere una malattia grave, in assenza di sintomi somatici significativi o sulla base di sensazioni corporee lievi e comuni.
Le persone con Disturbo da Ansia di Malattia possono interpretare in modo catastrofico segnali fisiologici normali — come una lieve tachicardia o una tensione muscolare — temendo che rappresentino l’esordio di una patologia severa. Sebbene tali sensazioni possano talvolta evolvere in forme specifiche di ansia sanitaria (come la cardiofobia), questa non è una conseguenza necessaria né tipica.
Il disturbo richiede che la preoccupazione per la salute sia persistente, presenti un impatto significativo sul funzionamento quotidiano e si manifesti attraverso comportamenti quali:
- ricerca frequente di informazioni mediche (ad esempio online);
- richieste ripetute di visite o esami;
- ricerca costante di rassicurazioni da parte di familiari e conoscenti;
- oppure, al contrario, evitamento delle visite mediche per paura di una diagnosi.
Per soddisfare i criteri diagnostici, tali preoccupazioni devono essere presenti da almeno sei mesi, anche se l’oggetto specifico della paura può variare nel tempo.
Deliri somatici e ipocondria psicotica
Il delirio ipocondriaco è un sintomo psicotico caratterizzato da una convinzione delirante, fissa e incrollabile, di avere una malattia grave o una condizione organica irreversibile, nonostante prove mediche contrarie. A differenza dell’ansia di malattia, in cui la persona teme di ammalarsi, qui la persona è convinta di essere già malata.
Chi presenta un delirio ipocondriaco interpreta in modo delirante sensazioni corporee comuni — come tensioni muscolari, tachicardia o dolori vaghi — attribuendole con certezza a patologie gravi (tumori, infezioni sistemiche, insufficienze organiche). Queste convinzioni non sono modificabili con spiegazioni razionali o rassicurazioni cliniche.
Il delirio ipocondriaco può manifestarsi attraverso:
- convinzione incrollabile di avere una malattia incurabile o fatale;
- interpretazione delirante di esami medici normali come “sbagliati” o “manipolati”;
- ricerca compulsiva di conferme o, al contrario, evitamento totale dei medici per “paura della verità”.
È importante distinguere questa condizione dalla sindrome di Cotard, in cui compaiono convinzioni nichilistiche come “non ho più organi”, “sono morto”, “il mio corpo è marcio”.
La sindrome di Cotard è un quadro differente, anche se può includere temi somatici.
Il delirio ipocondriaco può essere associato a:
- intensa ansia e disperazione;
- depressione grave;
- isolamento sociale;
- rischio suicidario elevato.
Studi recenti hanno mostrato che le persone con disturbi ipocondriaci presentano un aumento della mortalità per tutte le cause (HR 1,69) e un rischio di suicidio più di quattro volte superiore alla popolazione generale (HR 4,14) (Mataix-Cols et al., 2024).
Il trattamento richiede un intervento specialistico e può includere:
- farmaci antipsicotici;
- stabilizzatori dell’umore, se indicati;
- psicoterapia orientata alla gestione dei sintomi psicotici e dell’ansia;
- presa in carico multidisciplinare in caso di rischio elevato.
Nosofobia, patofobia e ipocondria: le differenze
Nosofobia, patofobia e ipocondria sono termini che spesso vengono usati come sinonimi, ma in realtà descrivono sfumature diverse del rapporto fra la persona e la paura della malattia. Comprenderne le differenze permette di distinguere meglio il tipo di paura e il modo in cui essa si manifesta nella vita quotidiana.
La nosofobia indica una paura irrazionale e persistente di contrarre una malattia grave. Chi ne soffre teme soprattutto la possibilità di ammalarsi, anche se non presenta sintomi particolari. È una paura anticipatoria, tipica delle fobie specifiche: l’attenzione è rivolta a ciò che potrebbe accadere. Spesso questa paura si concentra su malattie percepite come particolarmente minacciose, come un tumore, l’HIV, il morbo di Alzheimer o altre condizioni specifiche: il solo pensiero di queste malattie può aumentare notevolmente l’ansia. Per questo motivo, la persona tende a evitare visite mediche, ospedali, analisi o qualunque situazione che le ricordi la malattia temuta, perché il semplice contatto con questi contesti fa crescere l’ansia.
La patofobia è un termine meno stabile dal punto di vista nosografico e, nella letteratura, viene spesso utilizzato come sinonimo di nosofobia. Anche qui il nucleo centrale è la paura di ammalarsi, di sviluppare una patologia grave, di “cadere vittima” di una malattia improvvisa. Non necessariamente si teme una malattia specifica: può trattarsi di un timore più ampio e generalizzato, che porta la persona a controllare in modo eccessivo il proprio corpo o, al contrario, a evitare ogni confronto con il tema della salute.
L’ipocondria, invece, oggi definita Disturbo da Ansia di Malattia, è una condizione diversa. Qui la persona non teme tanto di contrarre una malattia in futuro, ma vive con l’idea – o il forte sospetto – di esserne già affetta. Sensazioni corporee comuni, come un battito accelerato o un dolore passeggero, vengono interpretate come segnali di una patologia grave. È una paura centrata sul presente, accompagnata da ricerche continue di rassicurazione, visite mediche ripetute o, talvolta, evitamento totale degli esami per timore della conferma.
In sintesi, si potrebbe dire che nosofobia e patofobia riguardano la paura di ammalarsi, mentre l’ipocondria riguarda la paura o la convinzione di essere già malati. Queste forme di ansia sanitaria possono comparire anche in altri disturbi, come nel disturbo da sintomi somatici o nel disturbo ossessivo-compulsivo quando le ossessioni hanno contenuto somatico.
Comprendere le differenze aiuta a orientare la valutazione clinica e a individuare il tipo di intervento più adeguato, poiché ciascuna di queste condizioni segue una logica psicologica distinta e richiede un approccio mirato.

Criteri diagnostici ufficiali per l’ipocondria secondo il DSM-5-TR
Per comprendere come viene oggi diagnosticata l’ipocondria, è necessario fare riferimento al DSM-5-TR, che ha abbandonato il termine tradizionale sostituendolo con il Disturbo da Ansia di Malattia (Illness Anxiety Disorder). Questa nuova denominazione riflette meglio la natura del disturbo, centrata sull’ansia per la salute più che sulla presenza di sintomi fisici.
Secondo il DSM-5-TR, la diagnosi richiede la presenza dei seguenti elementi:
1. Preoccupazione di avere o sviluppare una malattia grave. La persona vive un timore persistente per la propria salute e tende a interpretare come patologiche sensazioni corporee comuni o lievi.
2. Assenza di sintomi somatici significativi. Se presenti, i sintomi sono minimi, ma la preoccupazione è marcatamente sproporzionata rispetto alla loro entità. Quando i sintomi fisici diventano più rilevanti, è invece più appropriata la diagnosi di Disturbo da Sintomi Somatici.
3. Elevata ansia riguardo alla salute. Il soggetto si allarma facilmente in presenza di stimoli corporei innocui o di informazioni relative a malattie, mostrando una vigilanza costante sul proprio stato fisico.
4. Comportamenti disfunzionali legati alla salute oppure evitamento. Questi possono includere:
- controlli ripetuti del corpo alla ricerca di segni di malattia;
- ricerche insistenti di rassicurazione da parte di medici, familiari o online;
- ripetute visite ed esami;
- oppure, al contrario, evitamento di controlli medici, visite specialistiche ed esami diagnostici per paura di una diagnosi temuta.
5. Durata di almeno sei mesi.
La preoccupazione deve essere presente da un periodo prolungato, anche se l’oggetto della paura può variare nel tempo (ad esempio dal timore del cancro a quello di una malattia neurologica).
6. La preoccupazione non è meglio spiegata da un altro disturbo mentale.
Il clinico deve escludere condizioni come il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (ossessioni somatiche), il Disturbo da Sintomi Somatici, il Disturbo d’Ansia Generalizzata o quadri psicotici.
Il DSM-5-TR richiede inoltre di specificare la modalità prevalente con cui la persona gestisce l’ansia di malattia:
- Con richiesta di cure: il soggetto ricerca continuamente visite, esami, consulti e rassicurazioni.
- Evitante le cure: il soggetto evita accuratamente i controlli sanitari per timore che venga confermata la malattia temuta.
Questi specificatori aiutano a comprendere il funzionamento della persona e guidano l’intervento clinico, poiché rappresentano due strategie opposte ma entrambe disfunzionali nella gestione dell’ansia per la salute.
Ipocondria e disturbo da sintomi somatici
L’ipocondria, secondo la nosografia precedente al DSM-5, è stata suddivisa in due diagnosi distinte: il Disturbo da Ansia di Malattia (Illness Anxiety Disorder) e il Disturbo da Sintomi Somatici (Somatic Symptom Disorder). Entrambe le condizioni prevedono una preoccupazione significativa per la salute, ma si differenziano per un elemento fondamentale: la presenza e la rilevanza dei sintomi fisici.
Studi recenti mostrano chiaramente questa distinzione: circa il 74% delle persone che avrebbero ricevuto una diagnosi di ipocondria secondo il DSM-IV rientra oggi nel Disturbo da Sintomi Somatici, mentre solo il 26% soddisfa i criteri del Disturbo da Ansia di Malattia (Bailer et al., 2016). Questo dato evidenzia quanto spesso la sofferenza ipocondriaca sia legata a sintomi corporei percepiti come gravi o invalidanti.
Il Disturbo da Sintomi Somatici, come definito nel DSM-5, riguarda la presenza di uno o più sintomi somatici che generano disagio o difficoltà nel funzionamento quotidiano. Il nucleo centrale non è la natura medica dei sintomi (che possono essere spiegati o meno), ma il modo in cui la persona li vive e li interpreta. Sono infatti rilevanti le conseguenze emotive, cognitive e comportamentali, quali:
- convinzione di avere una malattia grave o pericolosa;
- ansia elevata legata ai sintomi;
- comportamenti disfunzionali, come controlli ripetuti o continue visite specialistiche.
In questa condizione – talvolta definita anche “ipocondria psicosomatica” in senso descrittivo, benché non sia un termine nosografico – i sintomi fisici sono vissuti come reali, intensi e difficilmente tollerabili. La persona può ricorrere frequentemente ai servizi sanitari, sottoporsi a numerosi esami diagnostici e consultare diversi specialisti nella ricerca di una spiegazione definitiva.
Sia il Disturbo da Sintomi Somatici che il Disturbo da Ansia di Malattia condividono la preoccupazione eccessiva per la salute, ma si distinguono per la loro logica interna:
- nel Disturbo da Sintomi Somatici, il focus è sui sintomi corporei e sul modo in cui vengono interpretati;
nel Disturbo da Ansia di Malattia, i sintomi somatici sono assenti o lievi, e la preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità di avere o sviluppare una malattia grave.
Di conseguenza, quando i sintomi fisici sono minimi o del tutto assenti, la diagnosi appropriata non è il Disturbo da Sintomi Somatici, ma il Disturbo da Ansia di Malattia, che rappresenta la forma più vicina alla vecchia ipocondria “senza sintomi”
I sintomi dell’ipocondria
Le persone con ipocondria vivono una paura continua ma irrealistica di essere gravemente ammalate. Le malattie specifiche di cui si preoccupano spesso cambiano nel tempo e si alternano tra loro.
È importante ricordare che alcune persone con ipocondria possono effettivamente avere una malattia fisica diagnosticata, ma possono ritenere che la loro condizione sia più grave di quanto non sia in realtà.
I sintomi dell’ipocondria includono:
- evitamento di persone o luoghi per la preoccupazione di contrarre una malattia
- ricerca costante di malattie e sintomi anche sul web (quando la ricerca ossessiva di sintomi si svolge su internet si parla di cybercondria)
- esagerazione dei sintomi e della loro gravità (ad esempio, una tosse diventa un segno di cancro ai polmoni)
- elevato livello di apprensione per la salute personale e possibili attacchi d’ansia
- ossessione per le normali funzioni del corpo, come la frequenza cardiaca
- condivisione eccessiva dei propri sintomi e del proprio stato di salute con gli altri
- controllo ripetuto dei possibili segnali di malattia, come misurare la pressione sanguigna o la temperatura
- ricerca continua di rassicurazione dai propri cari sui sintomi o sulla salute
- disagio nei confronti di funzioni corporee sane, come la sudorazione, che può essere acuita ulteriormente nel circolo vizioso della preoccupazione e rimuginio (ad esempio la sudorazione notturna da ansia)
- variazione di peso: ipocondria e perdita di peso possono essere correlate all’ansia che la paura della malattia può provocare.
Da cosa nasce l’ipocondria?
Le cause esatte dell'ipocondria non sono completamente comprese, ma si ritiene che sia influenzata da una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali. Tra questi vi sono:
- vulnerabilità temperamentale: alcune persone potrebbero avere una maggiore probabilità di sviluppare l'ipocondria a causa della loro ereditarietà genetica
- esperienze di vita: eventi stressanti o traumatici, come la perdita di una persona cara, un grave problema di salute o un'esperienza medica negativa, possono contribuire allo sviluppo dell'ipocondria
- stili di pensiero distorti: tendenza a catastrofizzare o drammatizzare i sintomi fisici
- fattori psicologici: l’ipocondria può essere favorita da un’idea di sé come fisicamente vulnerabile, problemi di autostima, bassa tolleranza all’incertezza e bisogno di controllo
- apprendimento e condizionamento: osservare comportamenti ipocondriaci in famiglia o accedere a informazioni mediche negative può influenzare il modo in cui una persona interpreta i propri sintomi fisici
- ambiente sociale: un contesto che enfatizza la preoccupazione per la salute o attribuisce un alto valore alla malattia può aumentare il rischio di sviluppare l'ipocondria.
La pandemia ha rappresentato un potente fattore di rischio per l’aumento dell’ansia sanitaria. L’esposizione costante a notizie sulla contagiosità, sulla mortalità e sulle conseguenze del virus ha accentuato la vigilanza corporea in molte persone. Studi come quello di Wang e colleghi indicano un incremento significativo dell’ansia legata alla salute durante e dopo l’emergenza. È plausibile che la pandemia abbia aumentato anche le manifestazioni ipocondriache, anche se i dati specifici sulla diagnosi restano ancora in evoluzione. Le stime indicavano che circa il 4–5% dei pazienti negli studi medici potesse presentare una forma significativa di ipocondria. Considerando l’impatto della pandemia e la crescente attenzione al tema della salute, è possibile che queste percentuali siano aumentate, ma sono necessari ulteriori studi longitudinali per confermarlo
Dati epidemiologici sull’ipocondria: quanto è diffusa?
L’ipocondria è un disturbo che può colpire persone di ogni età, genere e contesto socio-culturale. Secondo una revisione pubblicata su "Dialogues in Clinical Neuroscience" (Tyrer et al., 2016), la prevalenza del disturbo da ansia di malattia nella popolazione generale si aggira tra l’1,3% e il 10%, a seconda dei criteri diagnostici utilizzati e dei contesti di studio.
Alcuni dati suggeriscono che la condizione sia lievemente più frequente nelle donne rispetto agli uomini, anche se la differenza non è marcata. L’esordio avviene spesso tra la tarda adolescenza e la prima età adulta, ma può manifestarsi anche in altre fasi della vita. È importante sottolineare che l’ipocondria può presentarsi sia in persone con una storia di malattie fisiche, sia in chi non ha mai avuto problemi di salute rilevanti.
Questi dati sottolineano come l’ipocondria sia una realtà diffusa e spesso sottovalutata, che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita di chi ne soffre. Inoltre, il carico economico associato a questo disturbo varia notevolmente tra gli studi, con costi annuali per persona che vanno da 857,19 a 21.137,55 dollari statunitensi (Kawka et al., 2023), evidenziando ulteriormente la rilevanza sociale e sanitaria di questa condizione.
Ipocondria e disturbi in comorbidità
Uno dei disturbi d'ansia più comuni con cui l'ipocondria può essere correlata è il disturbo d'ansia generalizzata (GAD). Il GAD si caratterizza per una preoccupazione eccessiva e persistente su molteplici eventi o situazioni, accompagnata da sintomi come tensione muscolare, irrequietezza, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.
Altre condizioni correlate all'ipocondria includono il disturbo di ansia sociale e il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). In queste condizioni, l'ipocondria può rappresentare una delle preoccupazioni specifiche che contribuiscono all'ansia generale sperimentata dalla persona.
La relazione tra disturbo ossessivo compulsivo e ipocondria può essere complessa. In alcuni casi, i pensieri ossessivi sulle preoccupazioni legate alla salute possono alimentare l'ipocondria, portando a un'ansia costante riguardo alla propria condizione fisica.
Le compulsioni nel DOC possono anche portare all’assunzione di comportamenti correlati alla salute, come il controllo ripetitivo del corpo o la ricerca ossessiva di informazioni mediche, che possono sovrapporsi con l'ipocondria.

Attacchi di panico e ipocondria
Come abbiamo visto, l'ipocondria può essere una delle preoccupazioni che affliggono le persone con GAD, amplificando l'ansia generale e focalizzandosi sulla salute. Un'altra possibile correlazione si verifica con i disturbi di panico. Gli attacchi di panico e l'ipocondria sono due disturbi distinti ma, in alcuni casi, possono essere correlati.
La connessione tra attacchi di panico e ipocondria può essere spiegata in diversi modi: in alcuni casi, un individuo che ha vissuto un attacco di panico potrebbe sviluppare la paura di avere una malattia grave come conseguenza dell'esperienza spaventosa dell'attacco stesso.
L'ansia e la paura associate agli attacchi di panico possono amplificare la preoccupazione ipocondriaca e portare a una maggiore attenzione ai sintomi corporei normali, interpretandoli erroneamente come segni di malattia.
Allo stesso tempo, l'ipocondria può anche aumentare l'ansia e lo stress, che possono scatenare attacchi di panico. La preoccupazione costante per la propria salute può alimentare un circolo vizioso in cui gli attacchi di panico si verificano come risposta all'ansia ipocondriaca, alimentando ulteriormente la preoccupazione e l'ansia.
È importante sottolineare che non tutte le persone con attacchi di panico sviluppano ipocondria e viceversa. Tuttavia, la presenza di uno di questi disturbi può aumentare il rischio di sviluppare l'altro.
La relazione tra depressione e ipocondria
La relazione tra ipocondria e depressione può essere complessa e bidirezionale. Da un lato, l'ipocondria può contribuire allo sviluppo o all'aggravamento dei sintomi depressivi. La preoccupazione costante per la salute può portare a un aumento dell'ansia, dell'incertezza e del malessere emotivo, influendo negativamente sull'umore e sulla qualità della vita.
La paura di avere una malattia grave può creare un carico emotivo significativo e aumentare la sensazione di disperazione. D'altra parte, anche la depressione può influenzare l'ipocondria. La depressione è caratterizzata da sintomi come tristezza persistente, perdita di interesse, sensazione di vuoto emotivo, perdita di energia e cambiamenti nell'appetito e nel sonno.
Questi sintomi possono ridurre la capacità di una persona di gestire l'ansia e le preoccupazioni riguardo alla salute, rendendo più probabile lo sviluppo dell'ipocondria. La relazione tra ipocondria e depressione può creare un circolo vizioso in cui i sintomi di entrambe le condizioni si rafforzano reciprocamente.

L’ipocondria nelle fasi di vita: infanzia, adolescenza, anzianità
L'ipocondria nei bambini può presentarsi in modo diverso rispetto agli adulti. I bambini possono essere ipersensibili alle sensazioni fisiche e attribuire un significato esagerato a sintomi o piccoli disturbi comuni.
È importante sottolineare che l'ipocondria nell'infanzia può essere influenzata dall'ambiente familiare: un contesto in cui i genitori sono ansiosi riguardo alla salute può contribuire allo sviluppo di tale disturbo nei bambini.
Nell'adolescenza, l'ipocondria può manifestarsi in modo simile a quanto accade negli adulti. Gli adolescenti possono essere particolarmente influenzati dai media, che spesso presentano notizie e informazioni mediche allarmanti.
Questo può aumentare l'ansia riguardo alla propria salute e contribuire all'insorgenza di pensieri ipocondriaci. Inoltre, i cambiamenti fisici e psicologici in adolescenza possono far sorgere preoccupazioni riguardo all'aspetto fisico e alla conformità agli standard di bellezza, alimentando l'ipocondria.
Nell'anzianità, l'ipocondria può diventare più comune a causa dei cambiamenti fisici e delle malattie croniche che spesso accompagnano l'invecchiamento. Le persone anziane possono essere più sensibili alle sensazioni fisiche e interpretarle in modo negativo, temendo che possano essere segni di malattie gravi.
Inoltre, l'isolamento sociale e la perdita di amici o familiari possono contribuire all'ansia e alle preoccupazioni ipocondriache negli anziani.
Ipocondria in gravidanza
Durante la gravidanza, è possibile sperimentare ansia e preoccupazione riguardo alla propria salute e a quella del bambino. La relazione tra ipocondria e gravidanza può essere complessa.
Questa ansia può essere influenzata dai cambiamenti fisici e ormonali, accompagnandosi a preoccupazioni come il corretto sviluppo del bambino, le complicanze potenziali o i sintomi associati alla gravidanza stessa, attribuendo a essi un significato più grave rispetto alla realtà.
È importante notare che l'ansia e le preoccupazioni durante la gravidanza possono avere un impatto sul benessere emotivo della donna e sulla sua capacità di vivere serenamente questo momento di vita.
Pertanto, è consigliabile che le donne che sperimentano sintomi di ipocondria durante la gravidanza cerchino un supporto psicologico adeguato.
Ipocondria: test diagnostici
Per diagnosticare l’ipocondria si fa riferimento ai criteri elencati nel DSM-5. Una paura persistente di avere una malattia grave o di svilupparne una è il sintomo principale del disturbo. Esistono tuttavia dei test psicologici di valutazione diagnostica e, tra questi, i più accreditati sono:
- il Whiteley Index of Hypochondriasis (WIH): uno strumento per lo screening dei soggetti ipocondriaci che valuta la gravità dell’atteggiamento ipocondriaco
- l’Illness Attitude Scale (IAS): misura gli atteggiamenti, le paure e le convinzioni correlate all’ipocondria
- la Somatosensory Amplification Scale (SSAS): valuta le sensazioni corporee che creano disagio ma che non costituiscono gravi malattie fisiche; la scala è fortemente correlata con i sintomi dei soggetti ipocondriaci.
Testimonianze di esperienze di guarigione dall’ipocondria
Sebbene in alcuni casi l’ipocondria possa assumere un andamento cronico o fluttuante, molte persone riportano un miglioramento significativo o una remissione stabile grazie a percorsi terapeutici mirati. La letteratura scientifica documenta l’efficacia di diversi approcci psicoterapeutici — tra cui la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia metacognitiva e i protocolli specifici per l’ansia di malattia — ma anche le testimonianze dirette possono offrire una prospettiva preziosa.
Racconti personali e condivisioni sui forum dedicati possono aiutare a normalizzare l’esperienza e a rafforzare la motivazione a chiedere aiuto. Molte persone descrivono un percorso di cambiamento caratterizzato da una maggiore tolleranza dell’incertezza, da una minore vigilanza sul corpo e da un rapporto più sereno con i controlli medici. Alcune delle frasi più ricorrenti sono:
- “Ho sconfitto l’ipocondria.”
- “Avere paura delle malattie non mi condiziona più come prima, dopo aver intrapreso un percorso di terapia.”
- “Temevo i medici, gli esami e soprattutto la possibilità di morire. Con il lavoro psicologico su me stesso, quella paura non governa più la mia vita.”
- “Dopo il lutto vivevo nella costante paura di ammalarmi. La terapia mi ha aiutato a uscirne e posso dire che dall’ipocondria si può migliorare molto.”
Queste testimonianze non sostituiscono i dati scientifici, ma mostrano come, attraverso un intervento adeguato, molte persone riescano a interrompere il circolo vizioso di ansia, interpretazioni catastrofiche e rassicurazioni continue, ritrovando una qualità di vita più libera e funzionale.
Come curare l’ipocondria
La gestione e la cura dell’ipocondria prevedono un percorso guidato da un professionista della salute mentale, come uno psicologo con esperienza in ipocondria, uno psicoterapeuta o uno psichiatra. Gli obiettivi del trattamento si concentrano sul miglioramento della qualità della vita, riducendo al minimo i sintomi. Tuttavia, recenti studi sottolineano la necessità di migliorare la diagnosi e l’accesso a cure basate sull’evidenza per le persone con ipocondria (Mataix-Cols et al., 2024), evidenziando l’importanza di un approccio ancora più attento e personalizzato per rispondere ai bisogni di chi ne soffre.
Nello specifico, il trattamento dell'ipocondria spesso coinvolge un approccio multidisciplinare che può includere:
- psicoterapia: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra gli approcci psicoterapeutici raccomandati per l’ansia per la salute. Attraverso la CBT, le persone imparano a identificare e sfidare le credenze irrazionali riguardo alla loro salute, a gestire l'ansia e a sviluppare strategie più adattive per affrontare i sintomi fisici
- terapia farmacologica: in alcuni casi e solo dopo consulto medico, possono essere prescritti psicofarmaci, come antidepressivi o ansiolitici, per trattare i sintomi di ansia o depressione associati all'ipocondria. Questi farmaci possono aiutare a ridurre l'ansia e migliorare il benessere generale
- educazione alla salute: fornire informazioni accurate sul corpo umano, le malattie e i sintomi fisici comuni può aiutare a sviluppare una maggiore comprensione dei sintomi e a distinguere tra segni di malattia reale e preoccupazioni eccessive.
È importante ricordare che la guarigione può richiedere tempo e impegno. Ogni persona è unica e il percorso di guarigione può variare. Con un trattamento adeguato e il supporto appropriato, molte persone con ipocondria riescono a raggiungere una significativa riduzione dei sintomi e a gestire meglio le loro preoccupazioni per la salute.

Trattamenti evidence-based per l’ipocondria: cosa può funzionare davvero?
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha individuato alcune strategie terapeutiche particolarmente efficaci per la gestione dell’ipocondria. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è spesso considerata il trattamento di prima scelta secondo le principali linee guida internazionali (American Psychiatric Association, 2023).
La CBT può aiutare la persona a:
- Riconoscere e modificare i pensieri catastrofici legati alla salute, imparando a distinguere tra preoccupazioni realistiche e paure infondate.
- Gestire i comportamenti di controllo e ricerca di rassicurazione, che spesso alimentano il circolo vizioso dell’ansia.
- Sviluppare strategie di coping più funzionali, come la mindfulness e la ristrutturazione cognitiva, per affrontare l’ansia senza ricorrere a controlli eccessivi.
In alcuni casi, può essere utile associare una terapia farmacologica con farmaci della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), soprattutto quando l’ipocondria si accompagna a sintomi di ansia o depressione rilevanti. L’efficacia degli SSRI nel ridurre i sintomi ipocondriaci è stata suggerita da diversi studi clinici randomizzati (Greeven et al., 2007).
Un approccio integrato, che combina psicoterapia e, se necessario, farmacoterapia, può offrire maggiori possibilità di miglioramento e di recupero del benessere psicologico.
Il ruolo dello psicologo e dello psichiatra per combattere l’ipocondria
Nel contesto dell'ipocondria, sia lo psicologo che lo psichiatra possono svolgere ruoli importanti nel processo di valutazione, diagnosi e trattamento. Ecco i loro ruoli distinti:
- uno psicologo, specializzato in psicologia clinica o psicoterapia, può svolgere un ruolo chiave nella cura dell'ipocondria. Il suo compito principale è l’impostazione e l’implementazione di un piano di trattamento che, basandosi sul proprio approccio psicoterapeutico, possa aiutare la persona ad affrontare l'ansia e a sviluppare strategie più adattive per affrontare i sintomi fisici e le preoccupazioni relative alla salute
- lo psichiatra è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi mentali. Nel contesto dell'ipocondria, uno psichiatra può svolgere un ruolo nella valutazione iniziale e nel fornire una valutazione completa dello stato di salute mentale. Può prescrivere farmaci, come antidepressivi o ansiolitici, se ritiene che siano appropriati per affrontare i sintomi di ansia o depressione associati all'ipocondria.
Psicologo e psichiatra possono collaborare per fornire un trattamento integrato, combinando farmacoterapia e interventi terapeutici per un trattamento più completo e personalizzato.
Libri sull’ipocondria
Concludiamo il nostro articolo con alcuni consigli di lettura per comprendere meglio cos’è l’ipocondria, come superarla e le possibili cure:
- La paura delle malattie. Psicoterapia Breve Strategica dell'Ipocondria, A. Bartoletti, G. Nardone, Ponte alle Grazie
- Guarire la malattia che non c'è. Guida di sopravvivenza per ipocondriaci, H. Morschitzky, T. Hartl, Apogeo editore
- Ipocondria. Lo stato attuale della ricerca nel campo psicoanalitico, B. Nissen, Cierre edizioni
- La paura delle malattie. Affrontare e superare l’ansia per la salute e l’ipocondria, G. J.G. Asmundson, S. Taylor, Erickson edizioni
- Ipocondria, Ansia per le malattie e Disturbo da sintomi somatici. Guida per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo, D. Piacentini, D. Leveni, M. Lussetti, Erickson edizioni.
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